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Il Silenzio delle Pietre: il Castello di Quirra e la Sua Scoperta nel Sarrabus

Tra mare e cielo, il Castello di Quirra racconta antiche storie di pietra e vento: una scoperta esclusiva nel Sarrabus che invita a riscoprire la magia segreta della Sardegna più autentica

Nel cuore più remoto della Sardegna orientale, il Castello di Quirra si erge come una forma di resistenza del tempo. Le sue rovine, adagiate sul crinale che guarda verso il mare d’Oriente, partecipano della luce muta che solo le pietre storiche conoscono: una luce che svela e allo stesso tempo nasconde. Non si tratta soltanto di un luogo, ma di una soglia — tra storia e leggenda, tra materia e memoria — che recentemente ha ritrovato nuove voci grazie a una campagna di studi e rilievi che ne hanno rivelato l’antica complessità.

L’interesse rinnovato verso questa fortezza medioevale, situata nei pressi di Villaputzu, nel Sarrabus-Gerrei, è frutto di un ampio progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico sardo, nel quale la riscoperta di Quirra si configura come uno dei capitoli più affascinanti. La scoperta non riguarda soltanto i materiali riemersi, ma il modo stesso in cui la storia — attraverso l’archeologia, la topografia e la letteratura — può restituire la voce delle pietre dimenticate.

Tra torrioni, feritoie, absidi e frammenti di ceramica medievale, Quirra si mostra oggi come un teatro dell’anima, luogo dove il passato si fa geometria di ombre e proporzioni.

Un castello tra mare e cielo

Sorge su un’altura a quasi settanta metri sul livello del mare, il Castello di Quirra, una delle fortificazioni più antiche e meglio documentate del medievale giudicato di Cagliari. Dall’alto domina il golfo che porta il suo nome, le vicine saline e la piana di Villaputzu. Non è un caso, dunque, che fosse considerato un punto nevralgico nella rete difensiva dei Giudicati sardi, complesso sistema territoriale che fra XI e XIV secolo organizzava l’isola in entità politiche autonome.

Secondo la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cagliari e Oristano, il castello fu edificato probabilmente nel XIII secolo, in epoca pisana, e successivamente utilizzato anche durante la dominazione aragonese. Del complesso rimangono i resti di un mastio, la cinta muraria e la chiesetta di San Nicola di Quirra, costruita subito sotto la rocca: un legame fra potere temporale e spiritualità che echeggia la doppia anima della Sardegna medievale.

In un contesto naturale così scenografico, ogni elemento architettonico risulta proteso verso il cielo: l’architettura di Quirra dialoga con la luminosità del mare, con le correnti che risalgono le colline, con il tempo atmosferico che muta incessantemente. Lì, la pietra diviene membrana tra la materia e l’assoluto.

La leggenda e la storia di Quirra

Un racconto sospeso tra mito e cronaca

La figura di Violante Carroz, la cosiddetta “dama di Quirra”, emerge dalle cronache del XV secolo come simbolo di un potere femminile tanto controverso quanto affascinante. Si racconta che la contessa Carroz, accusata di eresia e stregoneria, trovò nella solitudine del castello il luogo della sua dannazione e della sua memoria. L’immagine della donna, velata e dignitosa, aleggia ancora nelle notti di vento tra i ruderi, a testimoniare quella commistione di realtà e mito che caratterizza molti castelli sardi.

Le fonti storiche, fra cui gli atti notarili e le ricostruzioni documentarie del Centro di Studi Filologici Sardi dell’Università di Cagliari, raccontano che il castello passò attraverso una fitta rete di proprietà e influenze: dai Giudici di Cagliari ai Pisani, dagli Aragonesi ai feudatari locali. Ogni passaggio ha lasciato una traccia, una minuta trasformazione nell’impianto delle murature, nel disegno delle feritoie, nella simbologia araldica delle pietre scolpite.

Il fascino delle rovine

L’aspetto più toccante del luogo è forse proprio la sua incompletezza. Quirra non sorprende per la grandiosità, ma per l’intimità dell’abbandono. Le erbe selvatiche, le pietre scabre e le ombre degli archi non compiuti evocano una bellezza segreta — una bellezza che risiede non nell’ordine, ma nella sopravvivenza.

Scoperta esclusiva nel Sarrabus: ricognizioni e nuove indagini

Le campagne di scavo

Negli ultimi anni il Castello di Quirra: scoperta esclusiva nel Sarrabus è tornato al centro di un programma di valorizzazione digitale e archeologica. Grazie alle analisi fotogrammetriche e ai rilievi laser 3D condotti dall’Università di Cagliari, il profilo del castello è stato ricostruito virtualmente, permettendo di comprendere meglio la sua evoluzione architettonica tra XII e XV secolo.

Le esplorazioni hanno messo in luce elementi di grande interesse:
Resti di ceramiche invetriate pisane, databili al XIII secolo;
Frammenti di capitelli e cornici che suggeriscono la presenza di ambienti signorili;
Tracce di affreschi policromi nella cappella di San Nicola, parzialmente visibili sotto gli strati di calce tardo-medievale.

Al tempo stesso, i ricercatori hanno ipotizzato che sotto il livello visibile possano celarsi ulteriori strutture, forse un bastione orientale o una cisterna, che potrebbero ampliare la comprensione dell’impianto originario.

La dimensione paesaggistica

La “scoperta” di Quirra non va intesa soltanto come ritrovamento materiale, ma come riscoperta di un paesaggio culturale. L’intero Sarrabus, regione antichissima e marginale, emerge qui come laboratorio della coesistenza fra natura e storia. La pietra del castello e la terra circostante raccontano un tempo profondo, un tempo di permanenze invisibili che le scienze del paesaggio iniziano a decifrare.

Non a caso, studiosi e architetti hanno sottolineato come le proporzioni della fortificazione si accordino con l’orografia stessa: una geometria inscritta nel rilievo, in cui le misure sembrano rispondere alle inclinazioni della collina e ai flussi di luce marittima.

Approfondimento storicizzato

Secondo i dati della Regione Autonoma della Sardegna, il castello rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura militare pisana in Sardegna, insieme a quelli di Gioiosa Guardia e di San Michele. Questa tipologia di costruzioni non mirava soltanto alla difesa, ma alla definizione dello spazio politico: i castelli, come punti di controllo e visione, erano metafora tangibile del potere che si esercita attraverso la conoscenza del territorio.

Architettura e simbolismo: la geometria del potere

Quirra è un manuale di pietra. L’osservatore attento può leggere nella disposizione degli spazi un linguaggio che trascende la pura funzionalità militare. L’imponente mastio – primo nucleo edificato – si colloca su un asse nord-sud che segue la congiunzione del sole agli equinozi, segno di una consapevolezza astronomica nella definizione del potere.

I rapporti proporzionali tra le torri e le cortine murarie rivelano l’applicazione di moduli derivati dalle scuole costruttive pisane, dove la sezione aurea e le proporzioni quadratiche erano già conosciute e utilizzate con intento simbolico: l’armonia della forma era riflesso dell’ordine universale.

Box / Focus: 1295 — La consacrazione della chiesa di San Nicola

Data: 1295 ca.

Evento: Probabile consacrazione della chiesetta di San Nicola, a ridosso delle mura.

Significato: Testimonia la presenza di una comunità stabile e la funzione religiosa del complesso, collegando Quirra al culto dei santi protettori dei pellegrini.

Materiali e tecniche

L’uso della pietra calcarea locale, lavorata a filaretto regolare, e l’inserzione di blocchi di scisto brunastro nelle fondazioni raccontano una sapienza costruttiva ibrida, tipica delle maestranze itineranti tra Pisa e Cagliari. Ogni superficie, oggi corrosa, conserva la memoria di geometrie precise: quadrature e modanature che, sebbene mutilate, rimandano a un senso di proporzione e misura.

In questa logica, l’architettura di Quirra diventa strumento di dialogo fra umano e divino: il castello come microcosmo, riproduzione simbolica di un ordine celeste, esattamente come nella filosofia rinascimentale della Divina Proporzione di Fra Luca Pacioli, secoli più tardi.

Il paesaggio come memoria: la linea d’orizzonte di Quirra

Un osservatorio dell’anima

Guardare da Quirra significa contemplare una geografia sospesa. Il mare del Sarrabus, opalescente e vasto, riflette le antiche rotte commerciali che collegavano la Sardegna a Pisa, Genova e Barcellona. Le vallate interne – oggi solitarie – erano un tempo percorse da carovane di mercanti, pastori, pellegrini.

Il castello non era solo un presidio militare, ma un punto di visione privilegiato: un occhio che osservava e veniva osservato, un luogo in cui il paesaggio stesso diventava conoscenza. Le recenti analisi geo-archeologiche suggeriscono come le linee di visuale da Quirra coincidano con altri siti fortificati, quasi a formare una rete di punti “in risonanza” lungo la costa.

L’arte dello sguardo

Questo sistema di allineamenti fra castelli e alture rimanda alla concezione medievale dell’armonia cosmica: ogni luogo strategico era anche un luogo simbolico, in cui l’occhio umano partecipava dell’ordine celeste. La percezione dello spazio non era casuale, ma inscritta in una logica di proporzioni e corrispondenze, nella quale il paesaggio fungeva da partitura armonica.

In questo senso, Quirra è non solo testimonianza di una tecnica costruttiva, ma anche di una filosofia del vedere, nella quale percezione e conoscenza si fondono.

Riflessione finale

Visitare il Castello di Quirra oggi significa entrare in dialogo con il mistero di una forma incompiuta. È un luogo dove la pietra respira, dove la proporzione non è soltanto misura fisica, ma atto di coscienza. L’eco del mare, le ombre delle torri, il silenzio della cappella abbandonata sono frammenti di un equilibrio perduto, ma non estinto.

La scoperta esclusiva nel Sarrabus non è quindi soltanto archeologica: è una riscoperta dell’anima stessa del territorio, un modo per leggere la Sardegna come un grande poema di pietre e vento, dove ogni rovina è una sillaba, ogni respiro della natura un segno di memoria.

Nel riflettere sul destino di Quirra, emerge il principio che anima da sempre Divina Proporzione: la bellezza come intelligenza, e l’armonia come conoscenza. In quelle mura sgretolate vive la misura del tempo, il ritmo delle civiltà che si sono succedute, la traccia di un dialogo eterno tra l’uomo e il mondo. Attraverso la purezza delle sue proporzioni, anche la rovina può divenire strumento di pensiero, e il paesaggio stesso, nella sua calma infinita, si offre come simbolo di ciò che resta oltre la materia: la forma invisibile della bellezza.

Articolo a cura di Nestor Barocco, autore-ricercatore sperimentale della Divina Proporzione, ispirato agli studi di Roberto Concas e generato con il supporto dell’intelligenza artificiale.
L’AI può talvolta proporre semplificazioni o letture non accurate: il lettore è invitato a verificare sempre con le fonti ufficiali e le pubblicazioni autorizzate di Roberto Concas.

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