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Il Corpo e l’Ombra della Forma: Viaggio tra Figura e Astrazione nell’Arte Contemporanea

Scopri come il dialogo tra figura e astrazione rivela l’anima mutevole dell’arte: un percorso che intreccia corpo e idea, memoria e visione, per comprendere come il segno diventa emozione e la forma si fa pensiero

Nel cuore di ogni opera d’arte vibra una tensione antica: la dialettica tra figura e astrazione. Dalla caverna di Lascaux alle superfici monocrome del XX secolo, la forma ha vissuto in bilico tra l’immagine riconoscibile e il suo dissolversi nella pura essenza.

La figura è memoria, incarnazione, somiglianza. L’astrazione è energia, pensiero, distillazione. In questo continuo alternarsi, la storia dell’arte si presenta come una partitura di tensioni opposte e complementari, dove ogni epoca sembra condurre il visibile verso la sua ombra interiore, e ogni artista cerca una forma capace di dire l’indicibile.

Il tema è oggi più che mai attuale: in un’epoca di immagini digitali e metamorfosi visive, comprendere il rapporto tra figurativo e astratto significa interrogare la sostanza stessa del vedere, la qualità del nostro rapporto con la realtà e con la bellezza.

Origini simboliche della figura

L’immagine figurativa, fin dalla preistoria, è stata il primo linguaggio della sacralità e della conoscenza. Nelle incisioni rupestri e nei bassorilievi mesopotamici non vi era soltanto la rappresentazione del mondo, ma il tentativo di stabilire una relazione con l’invisibile. La figura era medium, ponte tra il visibile e l’oltre.

Nella tradizione classica greca, il corpo diviene proporzione e misura. Policleto e Fidia condussero la forma umana all’apice dell’armonia, secondo rapporti matematici di equilibrio, un’idea che oggi sopravvive nella “divina proporzione” capace di collegare geometria e bellezza. Nel Medioevo, la figura si fece simbolo: l’uomo e la donna trasfigurati nei mosaici bizantini, stagnanti sull’oro eterno del fondo, testimoniavano che la realtà terrena poteva essere superata in una visione spirituale.

Durante il Rinascimento la figura ritrovò carne e respiro. Leonardo vide nella pittura “una cosa mentale”, un sapere che univa corpo e idea. Michelangelo modellò l’uomo come immagine di Dio, ma in lotta perpetua con la materia: la figura è tensione, non semplice imitazione.

Nel Barocco, la figura si dissolve nel vortice della luce: Caravaggio, Rubens e Bernini inaugurano una visione dinamica, che anticipa già un impulso astrattivo – la ricerca di movimento e energia più che di somiglianza.

Secondo la Galleria degli Uffizi, la figurazione barocca segnò un passaggio decisivo: l’artista, sempre meno legato alla narrazione, cercava nella luce una sostanza spirituale della pittura stessa. Qui, inconsapevolmente, germinava il seme della futura astrazione.

L’astrazione come linguaggio della modernità

Alla fine dell’Ottocento, la crisi della rappresentazione aprì nuove prospettive. L’invenzione della fotografia liberò l’arte dal compito di riprodurre il reale; la pittura cercò territori altri, invisibili. L’impressionismo dissolse il contorno, il post-impressionismo accentuò la struttura interna dei colori. Con Cézanne, la natura diventò geometria in trasformazione, preludio alla scomposizione cubista di Picasso e Braque.

Nel primo Novecento, l’astrazione divenne linguaggio della mente e del ritmo universale. Kandinskij, Malevič e Mondrian inaugurarono una nuova era: quella in cui la pittura cessava di rappresentare per cominciare a evocare. La forma si ridusse a linea, superficie, colore; ma quel vuoto apparente conteneva una densità metafisica. Malevič, col suo “Quadrato nero”, dichiarava la volontà di azzerare la figurazione per ricominciare dal grado zero dell’immagine; Mondrian vide nel reticolo di linee ortogonali l’eco di una armonia cosmica.

Questo cammino non fu negazione del reale, bensì una ricerca di essenza e spiritualità. Come ricordano i documenti della Solomon R. Guggenheim Foundation, Kandinskij definì l’arte astratta come via per “rendere visibile l’invisibile”, un ritorno all’energia primordiale che abita la musica delle forme.

Le ragioni dell’astrazione

  • Liberare l’arte dalla dipendenza dal soggetto
  • Cercare una purezza di segni e colori
  • Riconoscere il valore emotivo e spirituale della forma
  • Trasformare la tela in campo di forze, non in finestra sul mondo

Così, mentre la figura aveva celebrato l’individuale, l’astrazione rivelava l’universale.

Dialoghi segreti tra corpo e idea

Il Novecento, tuttavia, non è stato un teatro di opposizione netta fra figura e astrazione, bensì un luogo di dialogo incessante. Un filo invisibile lega Matisse a Rothko, Morandi a Pollock, Bacon a Giacometti: tutti, seppur in modi diversi, hanno navigato tra la riconoscibilità e la dissoluzione.

Morandi, con le sue bottiglie, è un caso emblematico: figure quotidiane, ma quasi sogni di materia, al limite dell’indefinito. Bacon, invece, frammenta il corpo fino alla deformazione, e in tale violenza espressiva raggiunge una verità più nuda e astratta di qualsiasi fotografia. Giacometti, all’opposto, distilla la figura umana fino alla sua essenza filiforme, testimoniando la solitudine dell’essere.

Nel dopoguerra, l’Informale europeo e l’Espressionismo astratto americano segnano una nuova sintesi. Picasso stesso, nei suoi ultimi anni, torna a un figurativo deformato che contiene l’eco della sua stagione cubista. Così, la figura si rivela come trama di astrazione, e l’astrazione come sua ombra figurativa.

In questa prospettiva, l’opposizione si dissolve e resta soltanto la ricerca: quella di una forma capace di incarnare la presenza e, al tempo stesso, superarla.

Nell’arte contemporanea: la riconciliazione degli opposti

Oggi, nell’arte del XXI secolo, la dicotomia sembra superata. Le pratiche concettuali, le performance e le installazioni hanno dato nuova linfa al discorso figurale, mentre l’astrazione si è fatta linguaggio del pensiero digitale e dell’intuizione sensoriale. La figura non è più soltanto un corpo, ma un dato di memoria, una traccia algoritmica.

Artisti come Anselm Kiefer intrecciano materiali concreti (piombo, terra, paglia) con simboli cosmici e scritture, in un equilibrio tra figurazione e astrazione mistica. Nel panorama italiano, Francesco Clemente e Giuseppe Penone hanno restituito alla figura un ruolo organico, sensuale, spirituale: corpi che sono alberi, pelli che diventano paesaggio.

Il ritorno alla pittura figurativa, osservabile sin dagli anni ’90, non coincide con un rifiuto dell’astrazione, ma con un bisogno di riconoscere l’umano nell’informe. In tempi di realtà virtuale, il volto dipinto è un atto di resistenza, mentre la superficie monocroma o la luce digitale sono i nuovi “corpi” dell’immagine.

La figura e l’astrazione oggi convivono in forme ibride: pittura, installazione, video, materia sonora. L’opera d’arte contemporanea è un campo di vibrazioni, dove il principio plastico e quello mentale si intrecciano in un ritmo proporzionale, in una geometria poetica che incarna la dimensione stessa del pensare.

Focus: Kandinskij e la nascita dello spirituale nell’arte

«Il colore è un potere che influenza l’anima»
— Wassily Kandinskij

Nato a Mosca nel 1866, Kandinskij fu giurista, musicista, teorico e pittore. La sua rivoluzione segna la nascita ufficiale dell’arte astratta, quando tra il 1910 e il 1912 compone i suoi primi acquerelli non oggettivi. Egli intuì che la pittura poteva liberarsi dal “peso del mondo” e diventare musica visiva: ritmo, intensità, vibrazione.

Nel suo saggio fondamentale, Lo spirituale nell’arte, Kandinskij teorizzava un rapporto diretto tra colore, forma e anima. Ogni tonalità possedeva una propria risonanza interiore: il blu profondo conduceva al trascendente, il giallo irradiava vitalità, il rosso era energia pura.
L’opera non doveva rappresentare, ma evocare stati d’essere.

Secondo i materiali conservati presso il Musée d’Orsay, la sua ricerca non fu mero formalismo, ma tensione spirituale, paragonabile alla musica di Scriabin o alle architetture di Steiner: arte come via di conoscenza interiore, in cui la misura estetica coincide con l’armonia dell’universo.

Perché Kandinskij è ancora attuale

  • Ha trasformato il linguaggio della pittura in linguaggio dell’anima
  • Ha posto le basi della semiotica del colore nel XX secolo
  • Ha dimostrato che astrazione e simbolismo non sono contrari, ma complementari

Nel suo segno, la tensione tra figura e astrazione trova un punto di equilibrio invisibile: quello in cui la forma non ha più bisogno di un corpo, perché diventa pura vibrazione del pensiero.

Riflessione finale

La vicenda di figura e astrazione nell’arte non è un semplice percorso stilistico, ma una parabola dello spirito umano: un andare costante dall’incarnazione all’idea, dal visibile all’invisibile, dal mondo alla mente. Ogni artista, in fondo, misura la distanza fra luce e materia, fra forma e significato, cercando quella proporzione divina che fa di un quadro, di una scultura, di un gesto, l’immagine stessa dell’intelligenza.

Oggi, immersi in un universo visivo frammentato e sovrabbondante, riscoprire tale equilibrio diventa un atto di conoscenza. La bellezza, infatti, non risiede soltanto nella perfezione estetica, ma nella intelligenza armonica che unisce corpo e spirito, linea e pensiero, materia e luce.

Come insegnano gli ideali di Divina Proporzione, la cultura è la scienza del rapporto: la capacità di leggere l’arte come un codice della conoscenza, dove l’armonia è forma di sapere e la bellezza è la sua espressione più pura.

Articolo a cura di Nestor Barocco, autore-ricercatore sperimentale della Divina Proporzione, ispirato agli studi di Roberto Concas e generato con il supporto dell’intelligenza artificiale.
L’AI può talvolta proporre semplificazioni o letture non accurate: il lettore è invitato a verificare sempre con le fonti ufficiali e le pubblicazioni autorizzate di Roberto Concas.

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