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La Danza Segreta della Forma: la Spirale e il Tempo, Simbolo di Rinascita

In ogni curva che si ripete e si rinnova, spirale e tempo raccontano la storia eterna della trasformazione: un invito a scoprire come la forma del movimento diventi il simbolo più profondo della rinascita

Nel cuore di ogni forma vitale, nel vortice di una galassia come nell’accenno infinitesimo del DNA, la spirale e il tempo, si rivelano nella loro essenza comune: un dialogo incessante tra movimento e ritorno, tra storia e divenire. L’umanità, da sempre, ha intuito in questa figura la chiave segreta di una continuità che non è mera ripetizione, ma trasformazione: come il respiro che rientra in sé stesso senza mai essere lo stesso, come il giorno che nasce dalle ceneri della notte.

L’idea della spirale attraversa culture, epoche e linguaggi, dalle incisioni neolitiche di Newgrange alle curve matematiche di Bernoulli, dalle conchiglie dei mari primordiali alle cupole a pianta elicoidale del barocco romano. È la figura della crescita, dell’espansione ordinata, della rinascita ciclica che caratterizza tanto il cosmo quanto l’anima. E se il tempo è il suo asse invisibile, la spirale ne è la forma visibile, il corpo che ne rende percepibile la traiettoria.

Nell’arte, nella filosofia, nella scienza e nella spiritualità, la spirale è insieme principio cosmico e simbolo interiore, rappresentazione di un percorso che, pur avanzando, rimane in relazione con il proprio centro. Il presente saggio esplora questa convergenza – tra forma e durata, geometria e destino – per comprendere in che modo la spirale diventi, nell’esperienza umana, una metafora assoluta della rinascita.

Origine e archetipi della spirale
La spirale del tempo nella scienza e nella natura
Simbolo di rinascita nelle arti e nei miti
La spirale nella mente e nella storia
Focus: il percorso elicoidale del Borromini a Roma
Riflessione finale

Origine e archetipi della spirale

Le più antiche rappresentazioni della spirale risalgono al Neolitico e sono diffuse in tutto il mondo: in Irlanda, presso il sito megalitico di Newgrange, un grande blocco di pietra reca incisa una tripla spirale che gli archeologi interpretano come simbolo solare e lunare, legato al ciclo vita-morte-rinascita. Allo stesso modo, le culture cicladiche e quelle precolombiane inscrivevano nelle spirali una concezione cosmica del tempo, priva di linearità, ma carica di ritorni.

In Grecia, la spirale trovò nella coda del dadoico e nel labirinto cretese analogie e derivazioni: percorsi che si avvolgono su sé stessi, invitando a un movimento più interiore che spaziale. L’omphalos di Delfi – il “centro del mondo” – veniva spesso ornato da motivi spiraliformi, a dichiarare un continuo parto del mondo dall’apeiron, l’indefinito.

La cultura egizia le attribuiva significati ancora differenti: l’avvolgersi delle spire era collegato al serpente Mehen, protettore del dio Sole Ra durante la notte, un’immagine di protezione e di rigenerazione; così come, più tardi, nell’iconografia cristiana, la spirale venne accolta come metafora della resurrezione, del ritorno dell’anima a Dio secondo un moto ascendente.

In altre parole, la spirale è una forma che integra il concetto di limite e di infinito, la quiete del centro e la dinamica dell’espansione. Essa non si ripete mai identica: ogni giro implica un avanzamento, un grado di crescita, una metamorfosi.

La spirale del tempo nella scienza e nella natura

La scienza moderna ha dato nuova voce a quel che le tradizioni antiche intuivano poeticamente. Dalla spirale logaritmica, la curva che cresce proporzionalmente al proprio angolo, studiata da Descartes e da Jakob Bernoulli nel XVII secolo, nasce un’idea di armonia naturale che governa l’accrescimento delle forme viventi: dalle conchiglie dei nautili alle corna degli animali, fino ai vortici atmosferici e alle galassie. Bernoulli, affascinato dalla sua perfezione, volle che sulla propria tomba fosse inciso: Eadem mutata resurgo – “pur mutata, risorgo la stessa”.

La spirale diventa così forma della resilienza cosmica, geometria del divenire. Secondo la NASA e l’ESA, molte galassie assumono configurazioni spiraliformi perché la rotazione e la densità del disco stellare generano onde di compressione che si dispongono a braccia elicoidali: non mera estetica, ma architettura dinamica del cosmo in espansione.

Anche l’elica del DNA, scoperta da Watson e Crick nel 1953, rivela un principio di ordine spiraliforme alla base della vita stessa: due fili che si avvolgono seguendo regole costanti e proporzioni misurabili, trasformando la spirale in linguaggio della biologia.

Persino la cronologia galileiana e la fisica contemporanea hanno riconosciuto che il tempo non scorre su una linea retta, ma può assumere forme cicliche o elicoidali. Alcuni fisici teorici descrivono l’universo come un processo spiraliforme – una serie di cicli successivi di espansione e contrazione, o “Universi Fenice”, secondo recenti modelli cosmologici basati sulla relatività quantistica.

In tal senso, spirale e tempo coincidono nell’immagine di una rinascita perpetua: tutto ciò che vive, muore, e ritorna, non in un cerchio chiuso ma secondo una curva che si alza e si approfondisce, aprendosi al futuro.

Simbolo di rinascita nelle arti e nei miti

La spirale è una forma liminale, capace di connettere l’immagine alla meditazione. Nel Rinascimento, ad esempio, è presente nelle opere di Leonardo da Vinci, che osservò come l’acqua, il fumo e il vento si muovano naturalmente in forme spiraliformi, considerandole la più diretta manifestazione della forza vitale (spira mirabilis, l’avrebbe definita più tardi Bernoulli).

Nel Barocco, il leitmotiv della spirale diventa drammaturgia dello spazio: le colonne tortili del Baldacchino di San Pietro, ideate dal Bernini, elevano il movimento ascendente a simbolo della resurrezione e della trascendenza. La spirale, qui, non è soltanto decorazione, ma azione teologica: la materia che si avvita è il mondo che risorge.

Anche nella pittura moderna, dal simbolismo alle avanguardie, la forma spiraliforme conserva il suo potere evocativo: Kandinsky, per esempio, la usò come immagine dello sviluppo spirituale dell’arte; Hilma af Klint ne fece il cardine compositivo delle proprie tele medianiche, dove la spirale manifesta l’ascesa e la rigenerazione dell’anima.

Parallelamente, nei miti di ogni tempo, la spirale descrive il cammino iniziatico: l’eroe greco che entra nel labirinto per affrontare il Minotauro, il derviscio che ruota nel rito sufista, il mandala tibetano che guida verso il centro. Tutte queste esperienze traducono l’idea che l’eterno ritorno è anche eterna trasformazione. Ciò che si ripete non è ciò che fu, ma la sua trasfigurazione.

La spirale nella mente e nella storia

Nel pensiero contemporaneo, la spirale è diventata modello cognitivo e storico. Mircea Eliade vedeva nel mito del ritorno periodico – l’“eterno ritorno” appunto – una spirale piuttosto che un cerchio: ogni rito rinnova l’origine, ma su un nuovo livello di coscienza. Nietzsche, in modo più tragico, intravedeva nella ripetizione eterna un banco di prova dell’affermazione vitale: poter dire “sì” al proprio destino come se lo si riabbracciasse all’infinito.

Sul versante scientifico e psicologico, Carl Gustav Jung riconobbe nella spirale l’archetipo dell’individuazione, quel processo che conduce l’inconscio a diventare cosciente attraverso ricorsi e progressi: l’anima, avvolgendosi verso il proprio centro, si rigenera.

La storia delle civiltà stesse, se letta con sguardo spiraliforme, smette di apparire come alternanza di gloria e declino per rivelarsi dialettica di rinnovamenti. La caduta di un impero, l’agonia di un’epoca, preparano la nascita di forme nuove: come il seme che muore per generare il germoglio.

Questa visione invita a percepire il tempo come materia viva, plasmabile, elastica, dove le grandi crisi — estetiche, politiche, spirituali — non sono fratture, ma punti di torsione di una spirale che continua a salire.

Focus: il percorso elicoidale del Borromini a Roma

Nel cuore del Seicento romano, Francesco Borromini trasformò l’intuizione della spirale in architettura. La scalinata elicoidale del Palazzo Barberini e, soprattutto, la cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, testimoniano una geometria mistica che unisce matematica e fede.

L’artista concepì la pianta della chiesa come una stella a sei punte che si solleva in spirale, culminando in una lanterna che si avvolge su sé stessa e termina in una fiamma. L’ascensione è al contempo fisica e simbolica: l’uomo che prega compie, anche solo con lo sguardo, un percorso di rinascita spirituale.

Come osserva la Galleria Nazionale Barberini Corsini, la costruzione borrominiana integra sapienza costruttiva e ardimento visionario: la spirale diventa segno visibile dell’invisibile, un ordine che sfida la gravità e suggerisce la perpetua rinascita dello spirito.

Questo esempio dimostra come, nel linguaggio dell’arte, la spirale sia non soltanto motivo estetico, ma parabola metafisica, manifesto di una fede nella forza creatrice della forma.

Riflessione finale

Guardando le infinite incarnazioni della spirale nel tempo — dalle pietre megalitiche alle rotazioni stellari, dalle architetture barocche ai modelli cosmologici contemporanei — si comprende come essa rappresenti la sinergia assoluta fra intelligenza della forma e intelligenza della vita. Il suo moto integra ordine e libertà, ripetizione e trasformazione, memoria e futuro.

Nell’universo della Divina Proporzione, dove arte, scienza e spiritualità convergono, la spirale ci ricorda che la bellezza è intelligenza in atto: essa unisce la logica del numero al respiro dell’immaginazione. È la figura attraverso cui l’armonia diventa conoscenza, perché ci insegna che ogni ritorno, ogni ciclo, ogni crisi contiene già il germe di un nuovo inizio.

Così, la spirale e il tempo non sono soltanto metafore: sono la trama stessa dell’esistenza, il ritmo con cui il mondo si rigenera, la musica silenziosa di una rinascita perenne.

Articolo a cura di Nestor Barocco, autore-ricercatore sperimentale della Divina Proporzione, ispirato agli studi di Roberto Concas e generato con il supporto dell’intelligenza artificiale.
L’AI può talvolta proporre semplificazioni o letture non accurate: il lettore è invitato a verificare sempre con le fonti ufficiali e le pubblicazioni autorizzate di Roberto Concas.

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